iccardo Sozzi

1835 Giornale Agrario Toscano Larderello

Lapo De Ricci

Prendendo dunque la nuova via rotabile che si distacca dal lato sinistro della Massetana e passando sopra un nuovo ponte, giungemmo ad un paese creato in brevissimo corso d’anni.

Quella via, quel ponte sono il frutto dell’ingegno e delle fatiche di un solo uomo, il cav. Larderel.

Il viandante che sette o otto anni indietro fosse passato di là, e vi passavano coloro che andavano alBagno al Morbo, solo in mezzo ai dirupi, a rottami inceneriti, a natura lacera e sconquassata vedendo sollevarsi per bollore da una parte l’acqua nerastra e filigginosa ed altrove essendo circondato da fumo biancastro e fetente, avrebbe creduto d’essere giunto a Male bolge e dover ripetere col divino poeta: Uscite di speranza o voi ch’entrate.

E questo timore non era poetico, ma fondato per un pericolo grave e patente, perché il cadere in una di quelle pozze, allora mal sicure, era morte più pronta di quella del fulmine; il porre il piede in una di quelle fanghiglie inavvertite che le chiamano putizze valeva la perdita della pelle ritraendo la gamba nell’istante, che se vi restava più d’un minuto, l’osso usciva scoperto.

La potenza distruttrice di quelle acque è tale, che cadendovi una bestia vaccina, poco tempo dopo che ella è caduta non è dato raccoglierne gli ossami.

Il viaggiatore dunque pallido, muto, atterrito non poteva volgersi ad alcuno per domandare soccorso, giacché fuggivano di là gli uomini e gli animali, né di lui più sarebbero restati avanzi in caso disgraziato. Ma ecco che il genio intraprendente di un uomo non curante delle fatiche e dei pericoli, istruito dai tentativi precedenti e dalle notizie raccolte dagli scienziati, giunge a cambiare quel luogo di orrore in paese popoloso, direi anche ridente, ma quel che più, in sorgente inesausta di ricchezze.

Il cav. Larderel creando non solo un prodotto ricchissimo per la Toscana, ma portando alle manifatture immenso soccorso col porre in commercio un genere nuovo e prima sconosciuto o poco usato, se (come vogliamo sperare per il vantaggio del pubblico e di lui) riuscirà di aumentare la fabbricazione del borace, tanto da rendere quest’acido usabile ed utile per altre manifatture; non solo in Toscana, ma l’Italia, l’Europa tutta dovrà essergli grata di questo nuovo prodotto che fin qui non si otteneva che dal monopolio delle Indie.

Non è qui il luogo di descrivere il processo di fabbricazione dell’acido borico e del modo di saturare l’acqua con il gas dei soffioni, né di esporre come il gas o vapore vada raccolto e condotto sotto le caldaie per far evaporare l’acqua e poi estrarne il borace, giacché tali processi sono largamente descritti nel rapporto che il sig. E.Repetti lesse all’adunanza dei Georgofili nel 14 aprile 1833 sulla memoria presentata dal Sig. Larderel, (nota: Rapporto di una commissione speciale incaricata di render conto di una memoria del sig. Larderel sull’acido borico scoperto in Toscana e sulle sue applicazioni, "Continuazione degli Atti dell'Accademia dei georgofili" XI, 1833, pp 49-64), solo diremo che questa manifattura progredisce sempre con vantaggio e felicemente, e che non sono risparmiati mezzi ne capitali per attivarla.

Non lascia infatti il Cav. Larderel di attaccare il vulcano nelle sue viscere, di aprire nuovi laghi, di introdurvi nuovi soffioni, restando spesso come direttore e come operante nella esecuzione di tali lavori: né minacce o severità soverchie sono da lui impiegate per vincere la repugnanza dei lavoranti in luoghi dove una volta veruno si attentava di entrare, senza raccomandar l’anima a Dio; ma sagace ardimento, esempio costante, persuasione e buoni trattamenti, ed in ultimo generosa renumerazione delle altrui fatiche. Prima i lavoranti dormivano sotto cattive capanne, o abbandonavano il lavoro ritirandosi in case poche migliori di capanne a Monte Cerboli o altrove; oggi vastissimi e comodi fabbricati gli raccolgono, una chiesa è stata fabbricata dal Cav.Larderel perché possono adempire con comodo ai doveri religiosi, un vasto edifizio è stato costruito per contenervi 150 caldaie, dove è condotta l’acqua dei lagoni, ed è fatta dal vapore evaporare.

Uno anche più vasto edifizio è innalzato per disporvi i vasi dove si cristallizza l’acido, magazzini per riunirvelo, per quanto quasi sempre vuoti, tanta è la richiesta di questo genere; modesta ma comoda abitazione per il proprietario e per gli impiegati: insomma vivono in quel luogo sopra 50 famiglie riunite, né vi mancano le arti perché il fabbro, il falegname vanno prontamente a stabilirvisi. E noi vorremmo solo che il vulcano avanzandosi verso levante come ne da tutti gli indizi, piuttosto che a ponente rispettasse tanto ardimento, e si lodevole ed utile impresa.

Non potremmo poi tacere del prodigioso aumento di acido borico ottenuto dall’epoca nella quale fu scritto il rapporto del Repetti, giacché allora il prodotto annuo era fra le 600 e le 700 mila libbre (nota. Misura di peso che in Toscana corrisponde a 330,54 grammi), mentre oggi giunge a deu milioni; come non si può passare sotto silenzio la quantità degli edifizi che sottentrano alle antiche capanne e che nei luoghi di fabbricazione, cioè Monte Cerboli (detto oggi con più speciale ed appropriata denominazione Larderello), Castel Nuovo, Monte Rotondo, Lustignano, Serrazzano, il Sasso e la Leccia giungono sopra al n, di 40.

Tanto e si prodigioso cumulo di capitali riuniti nel brevissimo spazio di sette o otto anni, il prodotto annuo così altamente aumentato, lo smercio costante procurato al medesimo, sono tutti miracoli dovuti all’ingegno, alla perseveranza costante ed assidua di un uomo solo, al quale non possono mai cessare i toscani di tributare i ringraziamenti e lodi: e se al prodotto del borace egli vorrà aggiungere l’utile che può avere dal vapore che egli ritiene spontaneo e senza spesa applicandolo all’incremento do molte manifatture come cotone, panni, legnami, gualchiere, molini ecc., otterrà un nuovo diritto alla pubblica riconoscenza.

E per quanto nel descrivere le cose fatte da lui ci sembri di aver oltrepassato i confini del vero, pure se l’entusiasmo che hanno eccitato in noi le cose che abbiamo vedute, se l’attacamento amichevole per il cav Larderel che ci arrechiamo ad onore, ci avesse fatto eccedere, le pagine del nostro giornale sono sempre aperte a chi volesse presentarci contrarie osservazioni: né la modestia dell’amico ne resterebbe offesa; come non esiteremo noi, confessando il nostro errore, a provare che Amicus Plato, sed magis amica veritas.



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